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2022-07-23 06:43:31 By : Ms. Swallow Zhang

Finire in cima alla lista dei desideri delle uscite più attese dagli utenti di Steam non è affare da poco, soprattutto se consideriamo che un gioco come Stray è riuscito ad avere la meglio su nomi più blasonati come Starfield, The Day Before e Hollow Knight: Silksong. Alla base dell’entusiasmo per l’avventura in terza persona base di fusa e miagolii, sviluppata da BlueTwelve Studio, c’è sicuramente la presenza di un gatto nelle vesti di protagonista, ma bisogna anche dar credito a Sony e ad Annapurna Interactive di aver creduto sin dal principio in un progetto così peculiare.

Se poi guardiamo alla lunga lista di scommesse vinte dell’editore americano (che, molto ironicamente, ha cambiato il suo nome sui social network in "Annapurrna" per l’occasione), tra cui figurano perle di rara bellezza videoludica come What Remains of Edith Finch (Voto: 8.5 - Recensione) e Kentucky Route Zero, capirete il motivo per cui Starfield e soci hanno dovuto sottostare allo strapotere felino di Stray. E paradosso dei paradossi, il rinvio del gioco al 2022 ha contribuito alla sua crescente popolarità che, trailer dopo trailer, è riuscito ad accalappiare l’interesse generale e incuriosire anche chi non nutre una forte simpatia per i gatti.

Se un domani, ipoteticamente parlando sia chiaro, si verificasse effettivamente una devastante catastrofe apocalittica, non è improbabile pensare che i gatti abbiano buone probabilità di riuscire a salvare la pelliccia, a differenza della razza umana condannata tristemente a lasciarci la pellaccia. Ecco, Stray prende in considerazione proprio questa eventualità per affidarci in custodia un gatto dal pelo rossastro che, in compagnia di una brigata di graziosi (a)mici, continuerà a godersi la libertà dettata dalla sua condizione di randagio in un mondo di superficie completamente dissestato.

Ma una caduta accidentale spedirà il nostro eroe a quattro zampe nelle oscure profondità del sottosuolo urbano, rese ancora più inospitali da parassiti conosciuti come Zurk, da cui riuscirà a sfuggire grazie al supporto di B-12, il drone che nel corso dell’avventura fornirà tutto l’aiuto necessario per far ricongiungere il gatto alla sua famiglia. Dall’incontro tra il robot e l’animale nascerà un inusuale ma fruttuoso rapporto collaborativo, e presto per l’intrepido felino si apriranno le porte di una bizzarra città popolata da robot senzienti che, tra curiosità e sorpresa, lo accoglierà in una società animata da personalità spesso sopra le righe.

Tuttavia, nonostante il particolare setting possa far pensare a una storia dai toni leggeri e pimpanti, Stray lascia trapelare un crudo realismo che fortunatamente non sfocia in un cinico pessimismo cosmico. Certo, il protagonista suscita tanta benevolenza e affetto a prescindere, ma in fin dei conti la comunità robotica non è che se la passi poi così bene, costretta a tirare a campare mentre spera in un futuro migliore.

Ed è sulle spalle dei tanti personaggi secondari e di BT-12, nostro alleato e personale interprete, che grava il peso di una trama che scorre placidamente fino alle battute finali. C’è comunque un buon margine per approfondire le storie dei diversi automi incontranti durante la traversata verso l'alto, alcuni dei quali potranno essere aiutati deviando dal percorso principale e completando degli incarichi secondari non troppo elaborati. BlueTwelve Studio ha saputo caratterizzare con criterio tutto il cast robotico, tratteggiando personaggi più che mai umani nei comportamenti e nei modi di fare e nel vestire, e creando un mondo che si lascia scoprire anche attraverso i frammenti mnemonici di BT-12 da recuperare curiosando in giro.

Tra una sequenza di miagolii e salti eseguiti con impareggiabile leggiadria, i primi passi felpati nel mondo post-apocalittico di Stray svelano una buona parte delle interazioni che l’amabile micio è in grado di compiere per farsi strada nei pericolosi bassifondi dall’anima cyberpunk. Ma non solo di adorabili versetti e balzi felini vive il nostro gatto, perché l’opera prima di BlueTwelve Studio valica i confini del semplice “cat walking simulator” per ammiccare alle avventure a tutto tondo esposte nella lodevole vetrina videoludica di Annapurna.

Tra tutte le componenti che definiscono il gameplay, predominante è quella legata all’esplorazione di macroaree piuttosto estese ed elaborate, da raggiungere con dei salti eseguiti in automatico ma non per questo meno spettacolari. Infischiandomene alla grande al celebre detto secondo cui “la curiosità uccise il gatto”, ho speso gran parte del tempo a sgattaiolare in giro per esplorare luoghi a misura di quadrupede: zampettando a destra e a manca, balzando al di sopra e al di sotto di ogni superficie raggiungibile, mettendo il musino dentro e fuori dagli edifici di matrice robotica.

Una vita da gatto, una vita da re

“Pensa come un gatto, agisci come un gatto” è il mantra che racchiude tutta la filosofia a quattro zampe della prima fatica videoludica di BlueTwelve Studio, difatti, per apprezzarne ogni minima sfumatura è tassativo far emergere di prepotenza la propria indole gattara così come hanno fatto gli sviluppatori. Perché Stray rivela bonariamente la sua natura da "cat simulator" nelle fedeli movenze del suo protagonista, ma anche nei comportamenti che risultano essenziali o accessori nella sfera del gameplay, riportate qui di seguito per darvi un’idea delle azioni che potrete compiere all’interno del gioco. Se invece non volete rovinarvi la sorpresa, scoprendo da voi quanto può essere divertente la vita da gatto, allora passate tranquillamente oltre.

Miagolare a ripetizione non solo vi strapperà un sorriso ebete a trentadue denti, ma vi aiuterà anche ad attirare l’attenzione di Zurk e sentinelle per condurle lontano da interruttori o luoghi di particolare interesse. E dal momento che non avrete altro modo per comunicare con i PNG, vi basterà lanciare un miagolio per assistere alla loro reazione di stupore e amore materializzarsi sul loro display facciale.

Che si tratti di raggiungere un tetto o salire in cima a uno scaffale per far cadere tutto ciò che si trova sul ripiano, saltare è certamente una delle principali attività che vi ritroverete a compiere nel mondo di Stray. Spingersi sui punti rialzati dello scenario rappresenta inoltre un ottimo modo per sfuggire agli Zurk o per restare fuori dal raggio visivo delle sentinelle.

Potrete esprimere tutta la vostra felicità facendo le fusa sulle gambe metalliche di alcuni robot, pronti a ricambiare il vostro affetto con un bel cuore visualizzato sul display.

Sebbene non ci sia modo di sfoderare gli artigli, letteralmente parlando, potrete comunque rifarvi le unghie su una buona gamma di superfici come divani, tappeti e carta da parati. Non finisce qui, perché graffiare le superfici di metallo vi aprirà le porte di alcune aree, mentre farlo sulle tende sbloccherà vie di fuga inedite dalle stanze e dagli edifici che deciderete di esplorare.

In Stray non troverete cosa più carina dell'osservare il vostro micio mentre sonnecchia beatamente, e potrete rincarare la dose di mielosità esibendovi in miagolii che farebbero sciogliere anche il cuore di pietra più duro. Alla pratica di schiacciare un pisolino è anche legato un trofeo che vi chiederà di appisolarvi per oltre un’ora, così da unire l’utile al dilettevole.

Il barattolo è caduto da solo...

Stray vi darà finalmente modo di sperimentare la stessa smania dei gatti nel far cadere ogni genere di cose, che puntualmente si fracasseranno al suolo o nel vuoto, spesso rivelando oggetti nascosti oppure utili per superare un enigma. Preparatevi dunque a spingere di sotto decine di barattoli di vernice, vasi e suppellettili senza subire ramanzine o essere scacciati via a colpi di scopa.

Toh, una scatola di cartone!

A un certo punto faranno la loro comparsa delle scatole di cartone, in cui potrete adagiarvi in tutta comodità per un meritato momento di relax felino. Al loro interno potrete anche nascondervi ed emulare il leggendario Solid Snake, evitando di finire nel mirino dalle perfide sentinelle nemiche.

Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco (di carta)

Tra i pericoli a cui il gatto dovrà prestare particolare attenzione ci sono loro, i pericolosi sacchetti di carta che potrete indossare (a vostro rischio!). Una volta infilata la testolina nel sacchetto, infatti, i comandi di movimento saranno invertiti per qualche secondo e dovrete adeguarvi alla buffa situazione.

Nel mondo di gioco di Stray vi imbatterete anche in vecchi mangianastri ancora funzionanti, che proveranno a mettervi allegria con una serie differenti motivetti decisamente orecchiabili. A ogni modo, qualora la musica gracchiata dagli altoparlanti non dovesse essere di vostro gradimento, potrete sempre dare una bella zampata sull’apparecchio e passare alla traccia successiva.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la scelta di rendere estremamente guidata ogni arrampicata o discesa non sminuisce quelle che possono considerarsi le fasi platform di Stray. Rendere il tutto manuale avrebbe complicato maledettamente le cose, aumentando il rischio di cadute accidentali e di maledizioni lanciate contro il peloso protagonista. Al giocatore viene ovviamente data la facoltà di scegliere il punto in cui compiere un balzo, a patto che sia a portata di salto, e non mancano percorsi alternativi che spesso celano dei collezionabili o sorprese nascoste. Non di rado può capitare che la telecamera faccia un po’ le bizze quando c'è bisogno di compiere dei salti ravvicinati, rendendo non così semplici e intuitive le fasi di arrampicata o discesa.

Si può senz’altro affermare che l’ampia libertà esplorativa sia a tutti gli effetti il cuore pulsante dell’intera avventura, avvallata da un contesto narrativo-estetico intrigante e incentivata da un level design che rende ogni scenario un luna park ideale per mettere alla prova gli incredibili riflessi felini del nostro gatto.

Gli sviluppatori francesi, però, non si sono lasciati scappare l’occasione per proporre anche puzzle ed enigmi perlopiù semplici (forse anche troppo), intuitivi e mai frustranti anche grazie a un sistema di suggerimenti nemmeno troppo invasivo, talvolta slegati dall’obiettivo principale e che spingono a completare incarichi opzionali relativi a specifici automi. Scovare codici, alimentare terminali e darsi al taccheggio non sono proprio parte integrante della routine di un gatto randagio, eppure, con l’entrata in scena del piccolo robot B-12 il gameplay di Stray acquisisce una discreta profondità tale da permettere al micio di interagire con i vari PNG incontrati nel corso del periglioso viaggio.

Eviterò di addentrarmi troppo nello specifico in merito agli enigmi perché vorrei insinuare in voi una sana curiosità tipicamente felina, in virtù di un’esperienza che riesce a non annoiare mai per tutta la sua durata che si attesta poco sopra le sette ore, che possono diventare otto o nove mettendosi alla ricerca dei vari ricordi legati a B-12 e provando a ottenere tutte le spille. Sappiate però che la varietà situazionale non vi deluderà affatto, potrete star sereni, tanto che ad attendervi ci saranno persino sezioni stealth (con tanto di scatole di cartone in cui trovare un rassicurante riparo!) e trepidanti inseguimenti che aggiungono il cosiddetto “sale sulla coda”.

Scongiurato il rischio di perdere una delle sette vite per una caduta accidentale, le principali minacce sono invece rappresentate dai numerosi Zurk in grado di sopraffare il nostro micio nel giro di pochi secondi, a cui si aggiungeranno poi delle spietate sentinelle armate. Non avrete a disposizione strumenti offensivi per rispondere per le rime, se non in un frangente particolarmente denso d’azione, per cui spesso e volentieri la fuga a zampe levate sarà l’unica via di salvezza a cui potrete aspirare. Siamo nell’ordine di meccaniche di gioco estremamente coerenti con le capacità del quadrupede, funzionali e funzionanti in maniera sorprendente, la cui efficienza ha permesso allo studio di sviluppo di ottenere un buon equilibrio senza fare il passo più lungo della gamba zampa. Va detto però che, considerando la grande fiducia riposta da Annapurna Interactive nel progetto, gli sviluppatori avrebbero potuto sicuramente osare un po' di più.

Qualche passaggio a vuoto o situazioni poco chiare in merito agli enigmi ambientali ci sono, duole ammetterlo, ma si tratta di piccoli peccati che non offuscano il buon lavoro svolto dal team d’oltralpe. Insomma, l’attesa per Stray è stata senz’altra ripagata sotto la cornice videoludica, ma è altrettanto vero che certe dinamiche di gameplay potevano essere un pelo più profonde, magari facendo in modo che il nostro bel micetto potesse mettere in mostra il proprio istinto animale tirando fuori gli artigli in qualche scontro ideato ad hoc, andando a offrire una varietà ancora maggiore e più consistente.

Inoltre, almeno un paio di ore di gioco in più sarebbero state un vero toccasana per una longevità non particolarmente generosa, nonostante sia arrivato ai titoli di coda con tanta soddisfazione e gli occhi un po’ lucidi (maledetti moscerini...) per un finale che sembra aprire le porte a un secondo capitolo, che sarebbe sicuramente gradito ai più.

Basare un videogioco su un gatto denota per forza di cose una notevole passione per queste affascinanti creature, ma nel caso di Stray la dichiarazione d’amore espressa dagli sviluppatori raggiunge una connotazione addirittura platonica. E lo si nota osservando la maniacale cura con cui è stato modellata digitalmente l’indiscussa star a quattro zampe, ispirata al gatto del co-fondatore di BlueTwelve Studio e qui riproposta in una versione digitale assolutamente impeccabile nelle movenze e nelle animazioni. Ma l’apprezzabile attenzione per i dettagli si è manifestata anche nel design di scenari che, tra vicoli claustrofobici e lampeggianti insegne al neon, invitano a immergersi in un’atmosfera cyberpunk immaginata negli anni dai principali fautori del genere.

Il bello di Stray è rappresentato dalla meticolosa creatività che avvolge tutto ciò che si materializza a schermo, laddove il team francese ha voluto puntare su una verticalità che mette pienamente d’accordo l'impatto visivo e la componente videoludica. È anche una questione di carattere cromatico in costante evoluzione che segue il viaggio in salita del giocatore, tanto più che si assiste a un’esplosione di colori vibranti a mano a mano che ci si allontana dai tenebrosi bassifondi. Pure sul versante prettamente tecnico, da intendersi come qualità delle texture e rifinitura generale, ho constatato una solidità davvero inaspettata e in linea con la caratura del progetto.

Stray e il supporto alle funzionalità di PlayStation 5

Poteva Stray esimersi dal rendere più coinvolgente l’esperienza su PS5? Certo che no, ragion per cui gli sviluppatori hanno deciso di implementare in maniera più che discreta le caratteristiche esclusive dalla console ammiraglia Sony.

Senza infamia e senza lode il supporto al DualSense, in grado di offrire una certa resistenza dei grilletti adattivi quando il nostro gatto è impegnato a rifarsi le unghie per lasciare letteralmente il segno. Lo speaker interno del controller invece si occupa di riprodurre i miagolii del felino o il suo ronfare durante i pisolini, mentre il feedback aptico si fa “sentire” principalmente quando la palla di pelo salta su travi di ferro o quando ronfa delicatamente.

I tempi di caricamento per riprendere la sessione dal punto in cui si era interrotta, oppure selezionare un capitolo specifico, sono variabili e vanno mediamente dai 5 ai 10 secondi in base alla missione selezionata.

Le schede Attività di Stray danno modo di visualizzare alcune dei trofei sbloccabili, mentre il riquadro relativo alla missione in atto non permette purtroppo invece di riprenderla velocemente.

Chiaramente l’implementazione del Ray Tracing sarebbe stata la proverbiale ciliegina sulla torta, ma bisogna ammettere che la resa dei riflessi sulle superfici come specchi e pozze d’acqua non è affatto male. Anche in questo caso non mancano difetti e problemucci che fortunatamente non incidono più di tanto sull'esperienza di gioco, come la fisica degli oggetti che in alcune occasioni fa cilecca e porta tazze e piccoli soprammobili a essere scagliati in giro con una potenza inaudita, francamente non imputabile a gatto ma piuttosto a un felino ben più possente come un leone o... l’Uomo Tigre!

Nelle sezioni più movimentate ho invece assistito a qualche calo del frame rate, che però non si è riproposto in altre occasioni. La forte vena d’ispirazione che ha colto gli autori di Stray si è riflessa anche nella colonna sonora, mai davvero invasiva, che sale in cattedra nei momenti più importanti e spesso in accompagnamento ai filmati d’intermezzo. Parlando i robot una lingua che più astrusa non si può, il problema del doppiaggio non si pone minimamente anche se il gioco è localizzato in italiano.

A tal proposito, mi sento di conferire una nota di merito a chi si è occupato della localizzazione nella nostra lingua perché, oltre ad aver inserito qualche chicca tipo “chef Gattavacciuolo”, ha colto in pieno lo spirito di Stray scegliendo dei nomi per i trofei che sono tutto un programma: da “Telegatto” a “Al-Cat-Raz”. Chapeau.

Ho vissuto l’esperienza felina di Stray su PlayStation 5, collegata a uno schermo Samsung MU6400, grazie a un codice offerto dal publisher. Otto sono le ore che ho impiegato per terminare il gioco, a cui però va conteggiato un giro d’orologio completo trascorso a sonnecchiare per sbloccare l’obiettivo “Giornata produttiva” che prevede di riposare per oltre un’ora. Non sono però riuscito a scovare ogni ricordo di BT-12 e a ottenere tutte le spille, mentre sono riuscito a sbloccare 17 trofei su 25 disponibili per una percentuale di completamento del 57%. Mi sarebbe piaciuto dilettarmi con la modalità fotografica, purtroppo assente, sperando che possa essere aggiunta in futuro con un aggiornamento ad hoc. Vi ricordo che Stray sarà disponibile dal 19 luglio e senza costi aggiuntivi per gli abbonati ai piani Extra e Premium di PlayStation Plus, in alterativa potrete acquistarlo su PC (via Steam) a 26,99 euro e sullo store digitale di Sony in versione PlayStation 4/5 a 29,99 euro; per l’edizione fisica bisogna invece attendere il 20 settembre. Infine, ci tengo a ribadire che nessun gatto (digitale o in carne e ossa) è stato maltrattato durante la recensione, anzi, tutti i felini che ho incontrato per strada negli ultimi giorni hanno ricevuto coccole e carezze da parte del sottoscritto.

Proprio come il suo delizioso protagonista, Stray è un’affabile avventura in terza persona che si lascia avvicinare da tutti senza mordere, soffiare o rizzare il pelo, rivelandosi un’esperienza in grado di catalizzare le attenzioni dei giocatori che cercano un gioco curato sotto molteplici aspetti. La robotica e miagolante distopia post-apocalittica di Bluetwelve Studio porta a casa quello che va considerato come un ottimo, meritato risultato grazie a un equilibrio quasi perfetto tra fasi esplorative, enigmi ambientali e momenti di intensità variabile che determinano il ritmo del viaggio intrapreso, nonché per la capacità di cadere comunque sulle proprie “zampe” anche quando alcune sfaccettature del gameplay appaiano sottotono. Oltre a una longevità che avrebbe potuto regalare qualche sequenza di gioco in più, agli sviluppatori francesi è anche mancato un pizzico di sfrontatezza che non gli ha permesso di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ma guardando oltre quelli che sono i meriti e i demeriti, Stray è indubbiamente un’esperienza di qualità e capace di far emergere l’indole gattara che alberga in ciascuno di noi.